Centocinquanta persone provenienti
da Roma, L'Aquila, Pescara e dalle Marche si sono radunate
questa mattina davanti al cantiere della centrale di
compressione Snam di Case Pente di Sulmona per l'ennesima
protesta contro la realizzazione dell'opera.
I comitati, coordinati dal portavoce, Mario Pizzola, hanno
annunciato un nuovo esposto alla magistratura sui rinvenimenti
archeologici nell'area del cantiere (necropoli con cento tombe e
villaggio di tremila anni fa) che secondo gli attivisti non
sarebbero stati tutelati e sul taglio di oltre 300 alberi
avvenuto, sempre secondo i comitati, in spregio alle norme.
"Noi non siamo sudditi di nessuno né dalla Snam né dei
politici che vengono qui per piazzare le loro regole e scelte.
Continueremo la lotta anche durante e dopo la costruzione della
centrale"- annuncia Pizzola, secondo il quale "succederà che
questa centrale non verrà utilizzata o sottoutilizzata".
Striscioni e cartelli di protesta con la scritta 'cantiere
abusivo sequestrato dai cittadini', al termine della
manifestazione, sono stati posizionati nell'area del cantiere.
Snam, a tal proposito, ricorda il proprio impegno nel
"completo ripristino naturalistico e paesaggistico dei territori
attraversati dai propri cantieri, a tutela di vegetazione, fauna
e biodiversità e in linea con il Transition Plan del Gruppo, che
già dal 2027 impegna Snam al conseguimento di impatti positivi
sugli ecosistemi interessati".
Su tutto il territorio nazionale, inoltre, Snam opera "in
stretto raccordo con le Soprintendenze, rimettendosi alle
decisioni delle stesse in ordine a ogni ritrovamento
archeologico, che viene alla luce e restituito alla cittadinanza
proprio grazie ai lavori del Gruppo". "Tutte le parti di cui si
compone il progetto Linea Adriatica, a differenza di quanto
ventilato da alcuni, non sono né illegali né imposte contro la
volontà delle istituzioni democratiche ma sono da queste
autorizzate"-conclude la società.
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