Storie afro americane raccontate attraverso la sublimità di una posa. E' 'American Sublime', la prima rassegna in un importante museo newyorkese con opere di Amy Sherald, l'artista diventata famosa nel 2018 per aver dipinto il ritratto ufficiale dell'ex First Lady Michelle Obama.
La mostra comprende una cinquantina di opere, dal 2007 ad oggi, ed apre al Whitney Museum of American Art il 9 aprile dopo aver debuttato alla fine dell'anno scorso al San Francisco Museum of Modern Art.
Curata da Sarah Roberts con la presentazione al Whitney organizzata da Rujeko Hockley, 'Amy Sherald: American Sublime' ripercorre la sua carriera partendo dai primi ritratti, alcuni dei quali raramente mostrati al pubblico, passando per alcune opere create appositamente per la mostra e naturalmente due dei suoi lavori più iconici, ossia quelli che sono considerati tra i più riconoscibili e significativi mai creati da un'artista americana negli ultimi anni, i ritratti di Michelle Obama e di Breonna Taylor, l'afro americana uccisa nel 2020 a Louisville dalla polizia locale durante una perquisizione. Un altro importante pezzo della rassegna è 'For Love, and for Country' (2022), di recente acquisito dal Sfmoma (San Francisco Museum of Modern Art) per la sua collezione permanente, una rivisitazione da parte della Sherald della foto più famosa di Alfred Eisenstaedt, 'V-J day in Times Square', con un marinaio americano che bacia una giovane donna, il 14 agosto 1945 a Times Square. La coppia bianca viene sostituita da due queer afro americani in uniforme.
Originaria di Columbus in Georgia e newyorkese di adozione, la Sherald si identifica come una realista americana in quanto racconta l'esperienza appunto americana attraverso i suoi dipinti, proprio come Edward Hopper e Andrew Wyeth. I soggetti e i punti di vista sono tuttavia afro americani, la narrativa 'bianca' viene raccontata sotto una nuova prospettiva, il classico cowboy americano, la reginetta di bellezza o qualsiasi altro stereotipo o personaggio solitamente rappresentato come di razza bianca, ora acquisiscono una dimensione diversa in quanto mostrano tutta la complessità dell'umanità. La Sherald colma quella che è stata un'omissione storica portato al centro dell'arte figurativa i soggetti neri.
Un'altra opera presente nella rassegna è, 'Miss Everything (Unsuppressed Deliverance)', scelta anche dal New Yorker per la copertina del numero dello scorso 24 marzo. Per essa l'artista ha tratto ispirazione da 'Alice nel Paese delle Meraviglie' di Lewis Carroll. Il soggetto è una donna che tiene in mano una gigantesca tazza da te. La rassegna precede anche quelli che saranno i festeggiamenti per il decimo anniversario del Whitney nell'attuala sede nel Meatpacking District a Manhattan.
L'edificio è opera di Renzo Piano ed è posizionato tra l'High Line e il fiume Hudson. Chiamata 'Decade Downtown', la serie di iniziative per l'anniversario comprende diverse attività tra cui dance party, musica del vivo e visite al museo.
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