Con l'accusa di avere molestato una
cliente durante una seduta nel proprio studio un avvocato è
stato condannato oggi a Torino a un anno e due mesi di
reclusione. I giudici hanno riconosciuto l'imputato -
ultrasettantenne - responsabile di violenza sessuale, sia pure
nell'ipotesi lieve, e gli hanno concesso la condizionale; con la
sentenza hanno poi disposto la sospensione dall'esercizio della
professione per la durata della pena.
L'episodio risale al 2 maggio 2019. La donna ha raccontato
che si trovava nello studio per discutere della propria causa di
separazione, quando è stata pesantemente importunata. "Avrei
voluto cambiare subito avvocato, ma l'udienza era in programma
il 14 maggio e non avrei fatto in tempo. Non appena possibile ho
revocato il mandato, quindi ho presentato un esposto
all'Ordine". La querela in procura è del 29 ottobre 2019.
"La mia assistita - ha spiegato il legale di parte civile,
Marco Badino - è credibile. Il processo ha dimostrato che non è
stata mossa da ragioni di rivalsa economica. Il fatto che
l'azione sia stata rapida oltre che repentina non cambia nulla:
si tratta di un reato. È vero che non era la prima volta che
andava nello studio dell'imputato, ma il più delle volte si
faceva accompagnare da un familiare e quel giorno era sola.
Quanto ai mesi passati dalla presentazione della denuncia, le
tempistiche sono sempre soggettive, personali: dobbiamo
comprenderle e accettarle".
Il difensore, Franco Tiani, ha invece parlato di "numerose
contraddizioni" nel racconto della donna: "un esempio è
l'imminente scadenza processuale. Aveva tutto il tempo di
scegliere un altro professionista e chiedere un rinvio". Poi ha
sottolineato che il 16 ottobre 2020 l'esposto all'Ordine fu
archiviato: "La condotta professionale dell'avvocato fu
adeguata, mentre la presunta molestia risultò non dimostrata".
A prendere la parola per ultimo in aula è stato lo stesso
avvocato, che dopo avere respinto l'accusa di violenza ha detto
che "la separazione fu consensuale, ma non dimentichiamo che il
marito l'aveva chiesta per colpa".
Il tribunale ha accordato alla parte civile un risarcimento
di 1.500 euro.
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