"Fake News". Così Elon Musk bolla le indiscrezioni secondo le quali lascerebbe a breve il suo ruolo nell'amministrazione Trump. Il commento di Musk è allegato al tweet della portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt, che ha bollato il presunto "scoop" come "spazzatura".

Elon Musk sembra ormai a fine corsa come capo del Doge e forse anche come ingombrante ombra del presidente. Donald Trump, secondo Politico, ha già confidato al suo inner circle che il patron di Tesla lascerà presto il suo incarico come dipendente governativo speciale, che non può oltrepassare il limite di 130 giorni di lavoro all'anno e che quindi scadrà tra fine maggio e giugno. Ma la Casa Bianca smentisce: "Questo 'scoop' è spazzatura. Musk e Trump hanno entrambi dichiarato pubblicamente che Elon lascerà il servizio pubblico come dipendente governativo speciale quando il suo incredibile lavoro al Doge sarà completato", scrive la portavoce Karoline Leavitt su X.
Il ritorno di Musk alle sue attività imprenditoriali ha ridato slancio ai titoli di Tesla, che dopo l'indiscrezione sono saliti del 4,50%, recuperando le perdite di oltre il 6% registrate in avvio di seduta per il crollo del 13% delle vendite nel primo trimestre (i minimi dal 2022).
L'uscita del miliardario e l'entrata in vigore di dazi al 25% su tutte le auto importate negli Stati Uniti potrebbero aiutare Tesla a riguadagnare, almeno in parte, il terreno perso. In parte per la crescente concorrenza cinese (+58% le vendite di Byd nel primo trimestre). In parte per il controverso ruolo dell'uomo più ricco del mondo come tagliatore di teste nel governo Trump e il suo sostegno all'estrema destra in Europa, che hanno trasformato la casa automobilistica in bersaglio di proteste politiche, boicottaggi e vandalismi. Lo stesso Musk aveva preannunciato a Fox la sua uscita nei termini dei 130 giorni e la convinzione di poter tagliare entro quella scadenza mille miliardi di spesa pubblica. Da vedere se ci riuscirà, ma la sua missione sarà proseguita dalla sua squadra al Doge e dagli stessi ministri, ha lasciato intendere Trump, confidando in un lavoro "più di bisturi che di accetta".
L'imminente ritiro di Musk arriva sull'onda della crescente frustrazione di alcuni insider dell'amministrazione e di molti alleati esterni per la sua imprevedibilità e per la sua onnipresenza politica, a volte deleteria. Come suggerisce la prima debacle elettorale dopo le presidenziali: Brad Schimel, il candidato conservatore, sostenuto a gran voce dal patron di Tesla nelle elezioni per sostituire un giudice della Corte Suprema del Wisconsin, ha perso di circa 10 punti contro Susan Crawford, che così mantiene la maggioranza liberal del collegio (4 a 3) in uno stato in bilico vinto di un soffio dal tycoon nelle ultime elezioni. Una sconfitta pesante, nonostante Trump e Musk lo avessero sostenuto con tutto il loro peso mediatico. E, nel caso del patron di Tesla, con tutto il suo potere economico, donando ben 20 milioni di dollari e distribuendo assegni da un milione a chi firmava una petizione contro i "giudici attivisti". Tanto da trasformare una gara provinciale nell'elezione giudiziaria più costosa della storia americana.
Tutti sforzi inutili, che invece ridanno speranza ai democratici dopo che il loro indice di gradimento è sceso al 27%, il più basso in almeno una generazione, e il loro brand è stato definito "tossico" dal governatore progressista della California Gavin Newsom. Barack Obama si è congratulato col popolo del Wisconsin "per aver eletto una giudice che crede nello stato di diritto e nella protezione delle nostre libertà". E il senatore Bernie Sanders con Crawford per aver "sconfitto la persona più ricca del mondo" e per aver "dato un esempio all'intero Paese". "Oggi la gente del Wisconsin ha respinto un attacco senza precedenti alla nostra democrazia. Si è alzata e ha detto forte e chiaro che la giustizia non ha prezzo. I nostri tribunali non sono in vendita", ha sentenziato la nuova giudice. Trump non ha commentato e ha preferito esultare per il successo di un referendum, tenutosi insieme all'elezione, che obbligherà gli elettori a presentare un documento d'identità con foto per poter votare. "Era la cosa più importante", gli ha fatto eco Musk, facendo buon viso a cattiva sorte. Il presidente si consola anche con la scontata riconferma di due seggi repubblicani nella sua Florida, considerata una roccaforte Gop: i suoi candidati, Randy Fine e Jimmy Patronis, hanno conquistato gli scranni lasciati vacanti da Matt Gaetz, nominato ministro della Giustizia ma costretto a rinunciare per una serie di scandali, e da Mike Waltz, il consigliere alla sicurezza nazionale nella bufera per il chat-gate e ora anche per aver usato Gmail per informazioni sensibili. Ma Fine ha vinto con uno scarto molto più risicato rispetto a quello di Trump, allarmando i repubblicani in vista delle elezioni di Midterm nel 2026.
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