Il cardinale argentino
Jorge Bergoglio, oggi Papa Francesco, nell'omelia del 4 aprile
2005, due giorni dopo la morte di Giovanni Paolo II, ne esaltò
la coerenza. "Ricordiamo un grande maestro di coerenza",
"Giovanni Paolo II era semplicemente coerente, non ingannava
mai, non mentiva mai, non si sottraeva mai alle proprie
responsabilità", si legge nel documento pubblicato dai media
vaticani.
"Giovanni Paolo II comunicava con il suo popolo con la
coerenza di un uomo di Dio, con la coerenza di qualcuno che
trascorreva lunghe ore ogni mattina in adorazione". "La coerenza
non si acquisisce, non si insegna in nessuna università.
L'integrità si forma nel cuore - diceva Bergoglio in quella
omelia - attraverso l'adorazione, attraverso l'unzione per
servire gli altri e attraverso l'integrità della condotta, senza
bugie, senza inganno, senza falsità". "Ricordiamo l'uomo
coerente che una volta ci disse che il mondo non ha bisogno di
insegnanti ma di testimoni, e l'uomo coerente è un testimone. È
una persona che si impegna fino in fondo e che conferma con
tutta la sua vita e trasparenza ciò che predica".
Sempre parlando del Papa polacco, il cardinale di Buenos
Aires concluse: "Quest'uomo, guidato da pura integrità, si è
sporcato le mani salvandoci dal massacro fratricida; quest'uomo
coerente prendeva con gioia i bambini tra le braccia perché
credeva nella tenerezza. Quest'uomo coerente si rivolgeva spesso
ai senzatetto di Piazza Risorgimento per parlare con loro e
offrire loro nuove condizioni di vita. E una volta ripresosi dal
tentato assassinio, chiese il permesso di recarsi in prigione
per parlare con l'uomo che aveva tentato di ucciderlo".
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