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Il mondo ricorda Wojtyla,'instancabile servizio di pace'

Il mondo ricorda Wojtyla,'instancabile servizio di pace'

La Messa di Parolin a 20 anni dalla morte. Meloni, 'ha cambiato la storia'

CITTÀ DEL VATICANO, 02 aprile 2025, 18:15

di Fausto Gasparroni

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Papa Giovanni Paolo II nella Valle dei Templi - RIPRODUZIONE RISERVATA

Papa Giovanni Paolo II nella Valle dei Templi - RIPRODUZIONE RISERVATA

A venti anni dalla morte, avvenuta la sera del 2 aprile 2005 vigilia della divina misericordia, la chiesa e il mondo ricordano San Giovanni Paolo II: il Papa che in un lunghissimo (26 anni e 168 giorni) e altrettanto denso pontificato ha traghettato l'universo cattolico nel terzo millennio e ha cambiato il corso della storia, fino all'uscita dalla guerra fredda e dal mondo diviso in blocchi.
   

 

Innumerevoli oggi gli attestati di ricordo, non solo dall'ambito cattolico, e le celebrazioni commemorative: la principale, la messa presieduta nella basilica di San Pietro dal cardinale segretario di Stato Pietro Parolin, alla quale ha voluto essere presente anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, accompagnata dal sottosegretario alla Presidenza Alfredo Mantovano. Tra l'altro proprio la premier ha aperto la giornata con un suo messaggio sui social: "Vent'anni fa, il 2 aprile 2005, San Giovanni Paolo II passava dalla terra al cielo. La sua forza spirituale, il suo amore per la libertà e la sua capacità di avvicinare alla fede uomini e donne di ogni generazione e latitudine restano vivi nella memoria e nel cuore di miliardi di persone". "Sono onorata - ha aggiunto - di aver incontrato e conosciuto una figura così straordinaria che con la sua vita, le sue azioni e il suo esempio ha plasmato il novecento e cambiato la storia. Grazie di tutto, San Giovanni Paolo II".

Video Giorgia Meloni riceve l'eucaristia durante la messa in memoria di Giovanni Paolo II

 

 
    Al loro ingresso in Basilica, Meloni, in abito bianco, e Mantovano, hanno salutato i cardinali Camillo Ruini e Angelo Comastri, seduti anch'essi nella prima fila davanti all'altare centrale della confessione.
    "Questa celebrazione eucaristica avviene nella gratitudine e nella gioia, perché ci riunisce nella memoria benedetta della morte di un santo, Giovanni Paolo II", ha detto Parolin all'inizio dell'omelia. Il segretario di Stato vaticano ha voluto ricordare "quei giorni di 20 anni fa": la via crucis del venerdì santo al Colosseo "accompagnata dall'immagine del Papa abbracciato alla croce nella sua cappella", la sua apparizione alla finestra nella piazza "per una benedizione pasquale ormai senza parole". Quindi la folla riunita nell'attesa "dell'incontro del nostro caro Papa con il Signore". E poi "un afflusso crescente, incontenibile, inimmaginabile, denso di affetto e di gratitudine" verso la figura del Pontefice polacco ormai tornato "alla casa del Padre". Parolin ha rievocato "lo straordinario coraggio e la costanza della testimonianza di fede di Giovanni Paolo II", che "non ha mai cercato di piacere agli uomini ma a Dio". Lo ha definito "pellegrino instancabile fino ai confini della terra per portarvi l'annuncio del vangelo di Gesù". E secondo il cardinale, "le sue parole continuano a ispirarci, e riecheggiano in quelle del suo successore Francesco, anche oggi, anche in questo nuovo Giubileo". Il porporato ha richiamato alla convinzione espressa da Wojtyla "fin dalla prima indimenticabile omelia all'inaugurazione del suo pontificato: 'Non abbiate paura, aprite, anzi spalancate le porte a Cristo!'".

 

 
    Una determinazione con la quale "poteva rivolgersi con autorità e fermezza non solo ai fedeli cattolici, ma anche ai popoli e ai governanti, perché fossero consapevoli della loro responsabilità per la difesa della giustizia, della dignità delle persone umane e della pace".
    "Ricordiamo con gratitudine e ammirazione il suo instancabile servizio per la pace - ha concluso Parolin -, i suoi moniti appassionati, le iniziative diplomatiche per cercare fino all'ultimo di scongiurare le guerre. E ciò fino ai tempi estremi della sua vita, e benché molti dei suoi appelli restavano purtroppo inascoltati, come avviene anche ai grandi profeti".
    Al termine della messa, il cardinale Stanislaw Dziwisz, arcivescovo emerito di Cracovia ed ex segretario personale del Pontefice polacco, che all'inizio aveva letto un suo saluto e ricordo, ha posato un cero acceso sulla tomba di papa Wojtyla, nella navata della basilica.
    Il cardinale vicario di Roma, Baldo Reina, ha pronunciato una preghiera, e omaggi floreali sono stati posti sulla tomba anche dalle autorità polacche: presenti gli ambasciatori presso la Santa Sede Adam Kwiatkowski e in Italia Ryszard Schnepf, e Malgorzata Paprocka, capo della Cancelleria del presidente Andrzej Duda. Conclusa questa breve cerimonia, Dziwisz ha anche salutato con delle strette di mano sia la premier Meloni che il sottosegretario Mantovano. 

 



   

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